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Rede des Präsidenten des Dachverbandes der Sparkassenstiftungen, Avv. Giuseppe Guzzetti, anlässlich des 87igsten Weltspartages


87ª GIORNATA MONDIALE DEL RISPARMIO
IL RISPARMIO PER LA CRESCITA ECONOMICA E SOCIALE
Intervento del Presidente dell'Acri
Avv. GIUSEPPE GUZZETTI
Gentili Signore e Signori,
in qualità di Presidente dell'Acri, l'associazione che rappresenta le Fondazioni di origine bancaria e le Casse di Risparmio Spa, do il benvenuto a tutti i presenti ringraziando per aver accolto l'invito a partecipare a questa ottantasettesima edizione della Giornata Mondiale del Risparmio.
Ringrazio per la loro partecipazione il Ministro dell'Economia e delle Finanze, on. prof. Giulio Tremonti, e il prof. Mario Draghi, che per l'ultima volta partecipa a questo incontro in qualità di Governatore della Banca d'Italia. A lui un caloroso augurio per la responsabilità di Presidente della Banca Centrale Europea che si appresta ad assumere: un compito decisamente impegnativo in questa particolare contingenza storica. Infine, saluto e ringrazio l'avv. Giuseppe Mussari, che partecipa a questa Giornata Mondiale del Risparmio in qualità di presidente dell'Abi.
Prima di iniziare questa nostra Giornata desidero porgere le mie più vive congratulazioni al dottor Ignazio Visco, che già fra qualche giorno guiderà la Banca d'Italia. A lui un augurio sentito e sincero per il lavoro di Governatore, che si accinge a svolgere.

* * *
Signore e Signori,
quando ci ritrovammo lo scorso anno in questa sala eravamo pervasi da cauto ottimismo. Dopo il grave arretramento registrato nel 2009 i tassi di crescita stavano tornando positivi in misura apprezzabile e con poche eccezioni tra i paesi di qualche rilievo. Nel complesso il consuntivo per l'intero 2010 si prospettava superiore alle previsioni formulate qualche mese prima. In un tale contesto non mancava chi riteneva giustificato pensare che fosse cominciato un graduale superamento della più grave crisi economica degli ultimi 60 anni.
Lo scenario economico internazionale con cui oggi ci confrontiamo ha tonalità decisamente meno favorevoli. L'ultimo aggiornamento delle previsioni economiche messo a punto dalle maggiori istituzioni internazionali lascia intravedere un ridimensionamento delle dinamiche di sviluppo per l'anno in corso e per il 2012 (in misura significativa soprattutto per l'area euro). Nell'esaminare queste previsioni ciò che colpisce non è soltanto la riduzione dei tassi di crescita attesi, ma anche la constatazione che dal rallentamento non sono esenti quei paesi che finora hanno svolto un ruolo di traino fondamentale (mi riferisco sia alla Germania sia a paesi come Cina e India). Uno scenario preoccupante che, salvo poche eccezioni, si combina con la constatazione che il recupero dei livelli pre-crisi è ancora largamente incompleto sotto molti profili, ma soprattutto sul versante dell'occupazione.
Anche alla luce degli eventi di cui siamo testimoni in queste settimane, dobbiamo ammettere una dura verità: siamo ancora lontani sia dall'obiettivo di una crescita globale "intensa, equilibrata, sostenibile" sia dall'obbiettivo di un soddisfacente funzionamento del circuito finanziario internazionale.
È difficilmente contestabile che la reazione attivata all'indomani della crisi scoppiata a metà 2007 abbia conseguito qualche risultato positivo; risultati comunque inadeguati rispetto alla gravità della crisi. Il sostegno fornito dai bilanci pubblici ha dato stimoli al recupero delle economie, e un collasso del sistema finanziario internazionale è stato evitato. Grazie a questa "terapia d'urgenza" la fase di arretramento economico, per quanto di grande intensità, è risultata di durata complessivamente contenuta e non si è trasformata in qualcosa di simile a quanto visto negli anni della Grande Depressione.
Questa "terapia d'urgenza" non ha ovviamente fornito le necessarie risposte strutturali, né sul terreno economico né su quello finanziario. Diversamente dal passato, questa volta non si tratta di adattare vecchi equilibri alle importanti novità proposte dalla crisi; si tratta piuttosto di rendere funzionante un ordine economico-finanziario globale largamente nuovo. L'accresciuta interdipendenza delle economie e l'assetto pienamente multipolare dell'economia mondiale stentano a trovare modalità di funzionamento che siano apertamente accettate sia da parte dei paesi che da tempo hanno raggiunto uno sviluppo economico avanzato sia da parte delle nazioni che solo in questi anni hanno acquisito un posto di rilievo nell'economia globale. Senza adeguate rinunce e concessioni, senza la messa a punto di nuove forme di cooperazione tra le diverse aree economiche - e all'interno di esse tra paesi in difficoltà e paesi più solidi- il sistema economico mondiale non riuscirà a ritrovare un profilo di sviluppo sostenibile.
Quanto tempo sia necessario per completare questo processo è domanda cui è difficile rispondere. L'intensità del lavoro di questi mesi ha consentito di compiere importanti passi in avanti, di individuare con più precisione i nodi da sciogliere, di avvicinare in molti casi il momento di una loro positiva soluzione. Ma lo scenario prima rapidamente delineato ci parla di un lavoro ancora largamente incompleto.
Se si guarda all'Europa è particolarmente evidente il molto che è stato fatto, ma altrettanto evidente è la gravità dei problemi ancora irrisolti. La crisi ha sottolineato ripetutamente e con forza che la debolezza dell'Unione Economica e Monetaria è in misura non secondaria legata alla profonda asimmetria tra la parte "monetaria" e la parte "economica", con la prima largamente completata e la seconda invece ancora in larga parte da costruire.
Si tratta di un nodo non facile da sciogliere perché, come a

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